Si può creare una servitù fra due condomìni?

 Il giudice di Pace di Modica emetteva una sentenza poi confermata dal Tribunale di Ragusa che sosteneva che non vi era alcuna violazione dell’art. 1102 c.c., partendo dal presupposto che i balconi aggettanti, come in questione, non costituendo parti comuni degli edifici condominiali, rientravano nella proprietà individuale e quindi erano modificabili senza che vi potesse essere violazione della suddetta norma del codice civile.

Contro questa decisione veniva proposto ricorso in Cassazione, la quale se da un lato precisava che l’art. 1102 c.c. riguardava solo le opere compiute da ciascun condomino sulla parte comune, dall’altro  diceva chiaramente che era l’art. 1122 c.c. la norma di riferimento, in quanto disciplinava l’ipotesi di opera effettuata dal condomino su cosa di sua esclusiva proprietà.

L’art. 1122 c.c. infatti dice espressamente: “ Nell’unità immobiliare di sua proprietà, ovvero nelle parti normalmente destinate all’ uso comune, che siano state attribuite in proprietà esclusiva o destinate all’uso individuale, il condomino non può eseguire opere che rechino danni alle parti comuni, ovvero determino un pregiudizio alla stabilità, alla sicurezza o al decoro architettonico dell’edificio. In ogni caso è data preventiva notizia all’amministratore che ne riferisce all’assemblea.”

L’ art 1122 c.c. rappresentava quindi il limite che la possibilità di eseguire opere nelle parti di esclusiva proprietà incontrava, consistente nel danno alle parti comuni e che consentiva alla Cassazione con la sentenza n. 27164/17 di cassare la sentenza impugnata, rinviando al Tribunale di Ragusa : l’opera consistente nell’abbattimento del muretto e nella eliminazione della ringhiera divisoria per mettere in comunicazione i due balconi, costituiva infatti una servitù a carico di fondazioni, suolo, solai,e strutture dell’edificio, la quale necessitava di consenso scritto ed unanime dei condòmini.

 Questo derivava dal fatto che tra i beni comuni di ciascuno dei due condomìni uniti dal balcone, veniva a realizzarsi un rapporto di pertinenza con una unità immobiliare originariamente non partecipante ad essi.

Il consenso unanime di entrambi i condomìni è  infatti ab origine necessario per la legittimità dell’opera, anche se i due balconi diventati un unicum, appartengono al medesimo proprietario di due unità immobiliari site in due diversi condomìni.

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