Rumori molesti, non sempre si ha diritto al risarcimento

Ogni amministratore nella sua lunga o breve esperienza avrà fatto i conti con il problema della convivenza tra condomini : ticchettio dei tacchi fino a notte inoltrata, musica alta tenuta dal vicino e non ultimo l’abbaiare dei cani lasciati troppe ore soli in casa. Si tratta dei cosiddetti rumori molesti.

In molte circostanze l’amministratore di turno è impotente di fronte a tali eventi e spesso è anche incompreso da parte di chi lo vorrebbe “giustiziere”, ma in realtà quasi mai ha responsabilità; spesso infatti non ha nemmeno il diritto di intervenire e comunque non ha strumenti efficaci per ottenere il risultato sperato.

Non bisogna dimenticare che l’amministratore può agire solo nell’ambito delle proprie attribuzioni (art. 1131 c.c.), nelle materie indicate dal codice civile, dalle leggi speciali e dal regolamento di condominio.

Nel caso, spesso frequente, in cui il regolamento di condominio ponesse degli orari in cui si deve rispettare il riposo delle persone, l’amministratore potrà invitare i disturbatori ad attenersi alle norme del regolamento condominiale e in difetto, se previsto dalle stesse, comminare sanzioni, ma non potrà intervenire più di tanto sui singoli condomini vietando in maniera coercitiva la condotta contestata.

L’amministratore può comunque agire per inibire le immissioni moleste e/o nocive provenienti dai singoli condomini quando ciò sia necessario a tutelare la salubrità dell’intero stabile a norma dell’art. 1130, numeri 2) e 4) ed è chiaro che nell’espletamento delle proprie competenze è autorizzato a rappresentare in giudizio il condominio, anche scegliendo il difensore da delegare per la lite.

La scelta del difensore deve invece esser rimessa all’assemblea, che delibererà con la maggioranza di cui all’art. 1136 4° comma, qualora le molestie contestate abbiano rilevanza solo per alcuni condomini e non per l’intero condominio.

Per quanto riguarda le immissioni acustiche di cui ogni condomino spesso si lamenta, per essere illegittime devono superare i limiti della normale tollerabilità e per alcuni casi si può far riferimento alle tabelle previste dall’art. 2 del DPCM 01/03/1991 II°co., limite al di sopra del quale le immissioni sono sì illegittime, ma che potrebbero esser tali anche sotto la soglia indicata, poiché l’altro parametro è quel  limite della normale tollerabilità che non è assoluto come ben indicato dalla Cassazione nella sentenza 3440/2011.

In questi casi , il condomino, che si ritenesse leso, deve intraprendere una azione giudiziaria a propria tutela, potendosi configurare anche responsabilità penali a carico del presunto colpevole, che abbia come scopo l’interruzione dell’immissione e il risarcimento del danno per lesione alla salute.

Al riguardo la Suprema Corte, con sent. n. 661/2017, ha dato, dalla sua, una nota di colore a questa problematica, sostenendo che qualora le immissioni rumorose vengano percepite da soggetti “con caratteristiche della personalità ossessivo-compulsiva,” per “una certa difficoltà nella gestione dei conflitti, degli affetti e delle emozioni”, nello specifico si trattava  dello scorrere dell’acqua  nei sanitari del bagno dell’alloggio del custode, il diritto all’indennizzo del danno viene escluso.

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