La Piscina Condominiale

La Piscina CondominialeLa piscina condominiale e in particolare la sua istallazione, rappresenta una innovazione, che necessita dell’approvazione dell’assemblea con la maggioranza degli intervenuti che rappresentino i due terzi dell’edificio (art. 1120 c.c., 1° co.).

E’ comunque sempre bene visionare il regolamento di condominio per comprendere se vi sono norme contrarie, il bene infatti, ai sensi dell’art. 1117 c.c., viene considerato comune ed occorre accertarsi che l’innovazione non pregiudichi il godimento della cosa comune anche ad un solo condomino.

Quando esiste una piscina condominiale, le responsabilità dell’amministratore aumentano, in quanto la piscina può essere foriera di incidenti che vanno dalla semplicissima scivolata, al rischio di batteri per insalubrità delle acque o addirittura alla morte per annegamento.

L’amministratore, essendo il “titolare” della piscina deve nominare un responsabile, ovvero dichiarare formalmente di assumerne le funzioni, assicurando il corretto funzionamento della struttura per gli aspetti gestionali, tecnologici ed organizzativi, il rispetto dei requisiti igienico sanitari e la corretta esecuzione delle procedure di autocontrollo.

Deve, inoltre, preoccuparsi dell’esecuzione delle pulizie e della disinfestazione, dell’individuazione di un assistente bagnanti, abilitato al salvataggio e al primo soccorso, che vigili sulle attività in vasca e sugli spazi perimetrali durante l’orario di funzionamento, obbligo questo previsto per le piscine con profondità superiore a 1,40 metri o con volume totale superiore a 300 metri cubi.

Infine è obbligato anche a nominare un addetto agli impianti tecnologici, in possesso di competenza tecnica specifica (vengono incaricate al riguardo anche ditte esterne specializzate, che garantiscono il rispetto dei  requisiti igienico ambientali) e che ha tra i suoi obblighi quello di esporre e quindi far conoscere agli utenti il regolamento interno di disciplina nel quale troveranno menzione le limitazioni all’orario di utilizzazione, il numero massimo di utilizzatori contemporanei ed eventuali turni, l’ utilizzo delle docce, la possibilità di far accedere ospiti esterni dei condòmini)…

Le tre figure, del responsabile di piscina, dell’assistente ai bagnanti e dell’addetto agli impianti tecnologici, devono essere segnalate con i relativi nominativi in un cartello esposto e visibile, dove verranno indicate anche tutte le norme contenute all’interno del regolamento. Questi 3 ruoli possono  anche essere svolti dal titolare dell’attività.

Sull’amministratore in quanto titolare dell’impianto possono gravare responsabilità penali, per gli infortuni colposamente cagionati ai frequentatori, come previsto dall’art. 40 c.p., 2° co. e soprattutto quel rischio della responsabilità aggravata previsto dall’art. 2050 dello stesso codice penale.

Relativamente ai costi, le spese devono essere ripartite in base ai millesimi di proprietà, nel caso in cui gli atti di acquisto o il regolamento contrattuale indichino la piscina tra i beni condominiali; in assenza di qualsiasi accordo la piscina deve considerarsi un bene in comunione, quindi le spese di conservazione, salvo diverso accordo, dovrebbero essere ripartite in parti uguali.

Come ogni innovazione, qualora la stessa importi una spesa molto gravosa o abbia carattere voluttuario, rispetto alle particolari condizioni e all’importanza dell’edificio e consista in opere, impianti o manufatti suscettibili di utilizzazione separata, i condòmini che non intendono trarne vantaggio sono esonerati da qualsiasi contributo nella spesa.

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