Impianti non Centralizzati e Interesse del Condomino

Impianti non Centralizzati e Interesse del CondominoCon la riforma del 2012 che ha introdotto l’art 1122 bis del cod. civ. risulta più semplice per il singolo impiegare le parti comuni per l’installazione di impianti non centralizzati per la ricezione radiotelevisiva e per l’accesso ai flussi informativi, anche da satellite o via cavo, nonché per l’installazione di impianti fotovoltaici.

La norma prescrive che gli impianti radiotelevisivi siano realizzati: “In modo da recar minor pregiudizio alle parti comuni e alle unità immobiliari di proprietà individuale”.

Cosa significa in termini pratici? Si dovrà procedere per prima cosa a verificare i luoghi dove si andranno a fare le opere e dove verranno collocate le diramazioni e soprattutto occorrerà una perizia tecnica che dimostri che, anche laddove l’impianto rechi un pregiudizio al condominio o ad un  altro condomino, il progetto è di invasività trascurabile.

La stessa norma prosegue definendo però quello che potrebbe esser definito un limite:“ preservando in ogni caso il decoro architettonico dell’edificio”. Decoro che dunque sembra esser garantito anche in via preventiva, tanto che l’elaborato tecnico dovrà provare e dimostrare la non incidenza  dell’opera sulla armonia della facciata dello stabile.

Nella stessa norma trova menzione anche l’energia da fonti  rinnovabili, in questo caso a differenza degli impianti TV non è previsto alcun limite, l’installazione di tali impianti per la produzione di energia può essere eseguita in qualunque luogo comune purché idoneo.

L’ interessato alla realizzazione di questi impianti, come prevede l’art. 1122 bis 3° comma, dovrà  comunque comunicare, laddove si rendano necessarie modifiche alle parti comuni, il contenuto specifico delle opere che vuole realizzare, accompagnando il tutto con una relazione tecnica.

In realtà partendo da una attenta lettura della norma, non sembrerebbe esistere un obbligo dell’amministratore di convocare una apposita assemblea ad hoc, nello specifico l’ assemblea con la maggioranza di cui al 5° comma dell’art. 1136 cod. civ., una volta preso atto della volontà del singolo di effettuare tali opere può limitarsi a deliberare in merito a misure alternative di lavorazioni rispetto a quelle indicate dall’interessato “o imporre cautele a salvaguardia della stabilità, della sicurezza, o del decoro architettonico dell’edificio e ai fini dell’installazione degli impianti di cui al secondo comma, provvedere a richiesta degli interessati a ripartire l’uso del lastrico solare o delle altre superfici comuni salvaguardando le diverse forme di utilizzo previste dal regolamento di condominio o comunque in atto”. Con la medesima maggioranza l’assemblea può subordinare l’esecuzione delle opere alla prestazione, da parte dell’interessato, di idonea garanzia per i danni eventuali.

Concludiamo mettendo in evidenza come la presenza di un quorum deliberativo così alto, come quello dell’art.1136 5° cod. civ. fa supporre un maggior interesse del legislatore a far prevalere la volontà del singolo condomino su quella della collettività, come del resto confermato da recente giurisprudenza (Trib. Roma sent. 2226/2016 e Milano sent. 11707/2014).

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