Caduta di intonaco, responsabilità dell’amministratore.

caduta di intonaco
caduta di intonaco

Rifacendoci ad un caso concreto, un amministratore di condominio era stato giudicato responsabile penalmente ex art. 40 e 590 c.p. sia dal Giudice di Pace che d’Appello, in quanto titolare di una posizione di controllo, per non aver impedito l’evento dannoso, determinatosi con la caduta di intonaco, pur avendone l’obbligo giuridico.  Nello specifico a seguito della caduta di parti di rivestimento dello stabile, egli non aveva predisposto gli ordinari lavori di manutenzione ed erano state procurate lesioni ad un minore guaribili in sei giorni.

L’amministratore ovviamente impugnava queste decisioni, sostenendo la sua impossibilità all’affidamento dei lavori ad una ditta in quanto il condominio non era dotato di un fondo cassa e alcuni condomini versavano in stato di morosità.

Inoltre l’amministratore contestava l’argomentazione, posta a sostegno del giudice di Appello, secondo la quale nonostante le convocazioni assembleari andate deserte per mancanza di quorum, egli avrebbe dovuto intervenire di propria iniziativa per far eseguire le opere di manutenzione straordinaria necessarie, in quanto questo risultava essere un obbligo dell’amministratore, laddove si fosse stato in presenza di un condominio diligente.

La Corte di Cassazione con sentenza n. 46385/15, riconosceva la responsabilità penale dello stesso amministratore essendo la sua una c.d. posizione di garanzia a cui si applica la regola ex art. 40 cpv del c.p. e comportante il dovere di rimozione del pericolo per i condòmini e per tutti gli altri passanti : “L’amministratore di condominio in quanto tale assume, dunque una posizione di garanzia ope legis che discende dal potere attribuitogli dalle norme civilistiche di compiere atti di manutenzione e gestione delle cose comuni e di compiere atti di amministrazione straordinaria anche in assenza di deliberazione dell’assemblea”.

Dall’ art. 677 c.p. emerge un dovere dell’amministratore di agire per eliminare i pericoli derivanti dal fabbricato sia in relazione all’attività definita come ordinaria, sia in relazione a quella fondata su di una urgenza o non prorogabile.

Risulta evidente che per rispondere del mancato impedimento di un evento è necessaria l’esistenza di un obbligo giuridico di attivarsi allo scopo: detto obbligo può nascere anche da una convenzione, alla base del rapporto di rappresentanza volontaria intercorrente tra il condominio e l’amministratore.

Se come nel caso di specie – il condominio non disponeva di fondi per compiere quelle attività che avrebbero permesso all’amministratore di assolvere ai poteri relativi alla gestione e conservazione della cosa e dei servizi comuni, comprendendo in tale accezione anche l’obbligo di attivarsi al fine di eliminare situazioni di pericolo che potevano comportare una violazione dell’obbligo giuridico del neminem laedere  – l’intervento più opportuno sarebbe stato sicuramente quello di inibire l’area, rimandando all’assemblea la decisione sull’intervento risolutore. D’altro canto le molteplici assemblee convocate e risoltesi con un nulla di fatto, hanno dimostrato che il problema fosse noto all’amministratore e che quindi avrebbe dovuto intervenire .

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