Animali domestici nel condominio

animali domestici nel condominioLe liti giudiziarie riguardano molto spesso l’accesso degli animali domestici negli spazi comuni, quali scale, ascensori e cortili.

La nuova legge n. 220/12, secondo la quale “le norme del regolamento condominiale non possono vietare di possedere o detenere animali da compagnia”, comporta oltre al diritto di detenere un animale nella propria casa, anche il diritto all’utilizzo delle parti comuni, tanto è vero che qualsiasi delibera condominiale contenente disposizioni di divieto in tal senso, può essere annullata presentando ricorso al giudice di pace nel termine dell’art. 1137 c.c.

L’unico regolamento ancora valido ai fini del divieto di detenzione di animali è quello di tipo contrattuale (approvato all’unanimità) , richiamato ed approvato nel contratto di compravendita o di locazione.

Merita però speciale menzione, un nuovo orientamento giurisprudenziale partito dalla sentenza del Tribunale ordinario di Cagliari, secondo il quale il divieto di detenere animali domestici è illegittimo anche se tale divieto è previsto dal regolamento approvato all’unanimità (ordinanza del 22/07/16 sez. II civ.).

La vicenda processuale riguarda un condomino che aveva proposto ricorso ex art. 702 c.p.c. perché venisse dichiarato nullo e/o annullato, o comunque dichiarato privo di efficacia, l’art 7 del regolamento di condominio, che vietava di detenere animali domestici, mettendo in evidenza la nullità sopravvenuta della predetta disposizione per effetto della modifica dell’ art. 1138, ultimo comma c.c., intervenuta con l’art.16 L. n. 220/2012, a mente del quale le norme del regolamento non potevano vietare di possedere e detenere animali domestici e dell’art. 155 disp. att. c.c. secondo il quale le disposizioni contrarie avrebbero cessato di avere effetto. Si era poi costituito anche il condominio sostenendo la legittimità del divieto stabilito dal regolamento di condominio, in considerazione della natura contrattuale dello stesso, predisposto dall’originario unico proprietario, costruttore dello stabile, e richiamato nei singoli atti di trasferimento.

Il Tribunale di Cagliari disponeva che la norma dell’art. 7 del regolamento di condominio impugnato, era affetta da nullità sopravvenuta, conseguente all’introduzione, con la  L. n. 220/12, del disposto dell’art. 1138, u.c.,  “ le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici “ disposizione che secondo il Tribunale doveva ritenersi applicabile a tutte le disposizioni con essa contrastanti, indipendentemente alla natura dell’atto che le conteneva, regolamento contrattuale o assembleare, e indipendentemente dall’introduzione di quest’ ultimo, ossia sia prima che dopo la riforma introdotta dalla  Legge n. 220/12.

Il Tribunale adito sosteneva che dall’esame dell’art. 1138 c.c. e della norma contenente il divieto, non è possibile individuare a quale tipo di regolamento si faccia riferimento, pertanto considerava riduttivo applicare tale divieto al solo regolamento assembleare, ritenendo di estenderlo  a tutti i regolamenti anche se approvati all’unanimità (contrattuali).

Con questa pronuncia il Tribunale di Cagliari  destabilizza tutte le convinzioni esistenti in materia fra le diverse tipologie di regolamenti condominiali e dichiara nulli tutti i regolamenti, anche quelli preesistenti alla legge di riforma, tuttavia parte della dottrina, dato che la legge non dispone che per l’avvenire, sostiene che i regolamenti assembleari deliberati antecedentemente al 18.6.13, anche se contengono divieti alla detenzione di animali, restano validi sino alla loro eventuale modifica in assemblea.

A giudizio dello scrivente, la tesi sostenuta dal Tribunale di Cagliari rimane comunque una tesi minoritaria e marginale, rispetto a quanto sostenuto dalla giurisprudenza prevalente.

 

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